domenica, ottobre 19, 2008

Boh

Ci son quei giorni in cui tutto sembra una merda, anzi, in cui si ha l'assoluta certezza che tutto *è* una merda: oggi, dopo le 5 è diventato un giorno così. Non mi chiedete perchè, tanto non lo so neanche io. Forse sono solo stanco, sono stati 10 giorni in cui l'alcool è scorso a fiumi, culminando con l'ultima notte, con rientro a casa verso le 5 di mattina, o forse mi sono rotto i coglioni di studiare, o forse mi sono rotto le palle di stare qui da solo, senza grande profondità di rapporti. Le cose da fare non mi mancano, anzi, eppure quando capitano queste giornate mi sembra che, in fondo, siano tutte cazzate, e mi sembra di stare di fronte a un grande vuoto. Una cosa è certa: qua il mio tempo è giunto al capolinea. Dal primo semestre, le cose sono andate sempre più deteriorandosi, al venir meno delle stronzate da studente erasmus non sono corriposti rapporti più belli, più profondi, più interessanti. Ho conosciuto e sto conoscendo tante persone, ma è veramente difficile andare oltre quella crosta sottile di cordiale formalità. Nel frattempo chi ha deciso di studiare qua ha messo le radici. O si è messo a studiare sul serio, perchè qua ci vuol rimanere a vivere, o si è trovato un compagno/compagna. Per carità, non c'è niente di male, anzi, penso sia la normalità che sia così, ma non è più com'era prima, o come lo vivevo prima, e questo è un fatto. Non lo so, sento un guazzabuglio non troppo piacevole di pensieri e sensazioni di cui questo post così confusionario mi sembra la miglior copia.

mercoledì, ottobre 08, 2008

un mio piccolo contributo al blog del lello. testimonianza dalla babonia. passeggiata nella terrazza della residenza universitaria. paolo

mercoledì, settembre 24, 2008

ODIO....

Ieri stavo amabilmente seduto al computer, quando sento come qualcosa che mi cade su un piede. Ho pensato subito che potesse essere quello che poi si rivelato essere, ma quei 5 secondi di ignoranza ed innocenza, ripensandoli adesso, sono stati bellissimi. Dopo quei 5 secondi infatti (immaginatemi con un "ma che caz..." tra le labbra), ho infatti visto scodinzolare una cosa nera e zamputa dietro la scrivania. Scondinzolare non è esagerato. Era grande quanto un mignolo, diciamo con una nocca in meno. A quel punto non poteva mancare un CAZZO! a piena voce, per la gioia del mio coinquilino. In piena crisi isterica Pandesca l'ho fatto uscire e l'ho schiacciato, ma non è stato un incontro piacevole. Era grande, ma almeno non era nero, solo marrone. Sì: era uno scarrafone, porca di quella P.... Compiti per oggi: disinfestare, alias pulire a fiamma, no, letteralmente.

All but prospectus

venerdì, settembre 19, 2008

Ho finito gli esami!

Martedì scorso ho fatto il terzo e ultimo esame. I primi due pare siano andati bene, incrociamo le dita per il terzo, che con un pò di fortuna non dovrebbe essere così scadente da essere bocciato. Ai posteri l'ardua sentenza.

sabato, settembre 13, 2008

Adesso c'è più pepe?

Ci son quei giorni...

che invece di studiare uno si mette a scrivere post, anche se di tre righi, ma il concetto che volevo esprimere naturalmente era un altro, ma tanto lo avrete già capito. In attesa del Grande cagnone 3, volevo solo dire che giovedì scorso ho fatto due dei miei tre esami, e dovrebbero essere andati benino (lo "spero" è quantomai d'obbligo). Martedì prossimo mi aspetta l'ultimo, sul ventesimo secolo, che dovrò scrivere in inglese: inutile dire che non vedo l'ora di tornare a giornate un pò più tranquille, in cui non si studia E BASTA dalla mattina alla sera, ma si fa anche un pò di vita sociale. Fino ad ora per studiare ho sospeso tutto il resto, correzione degli esami dei miei studenti, letture per le altre lezioni, preparazione delle mie lezioni un pò alla sanfasò; rimettermi a fare queste cose avrà l'impatto che il mio tempo libero non aumenterà così tanto, per non parlare delle presentazioni che dovrò presto fare e dei saggi che dovrò scrivere, ma si sa, questa è la simpatica vita accademica americana. E intanto, il primo pacco di taralli e il primo pacchetto di caffè portati dall'Italia sono andati...

martedì, settembre 09, 2008

Il grande cagnone \2

Il giorno successivo, dopo una sveglia non eccessivamente castigante ed in linea con il clima vacanziero, ci alziamo ed iniziamo a prepararci comprando qualche cosetta da mangiare, dopo aver sorseggiato l'ottimo caffè locale. Ancora non abbiamo molto ben chiaro come stanno le cose a Tuyasan o all'interno del parco, ma meglio così. Dopo poche miglia arriviamo appunto a Tuyasan, che dovrebbe essere la prima cittadina fuori dal parco: in realtà sono 2 case, e un pò di negozi, tra cui le immancabili catene di fast food (più di una, perchè tra l'una e l'altra ci sono differenze enormi). Abbiamo cercato un pò di capire il da farsi, quali percorsi. Per un attimo era balenato l'idea di andare fino al fiume e ritorno in giornata, poi l'isterismo (in parte motivato) dei Rangers ci ha trattenuto. Entriamo con la macchina nel territorio del parco e andiamo al primo campeggio: pieno. Restano due alternative, un campeggio poco fuori dal parco, e il campeggio libero :-) Sembra, ma tra le due non c'è molta differenza. Ci fermiamo al campeggio per 10$ (in 2!) per il posto tenda. Non ci sono le docce, ma cosa vuoi che sia 2 giorni a camminare senza lavarsi! Però c'è anche una griglia per il barbecue... Usciamo dal campeggio e torniamo al parco, stavolta per camminare. Arriviamo in macchina all'attacco del sentiero, e partiamo. I cartelli isterici dei rangers continuano a minacciarci, ma imperterriti i due nostri eroi continuano a scendere. Prima di andare al canyon pensavo che in fondo bastasse guardarlo dal bordo verso il basso, e che questo bastasse. Non avevo capito un cazzo. La cosa più bella è scendere verso il fiume. Via via che si scende, e si fanno curve, tornanti, si scoprono colori nuovi, scorci nuovi, visuali differenti, un vero spettacolo. Arrivati al punto prefissato (che non avrebbe fatto incazzare i rangers), ci fermiamo, nel grande silenzio, a guardare, e ad ascoltare il rumore delle ali che fendono l'aria di quel grosso volatile che si libra nell'aria. Dopo un pò siamo estasiati a sufficienza, e dopo la mente è giusto estasiare la panza. Partiamo aggressivi alla volta del supermercato. Il cielo si fa fosco, ma i due non realizzano, ed escono dal supermercato con un carico di ciccia da far impallidire un leone della savana che non mangia da tre giorni con famicone chimico. Tempo cinque minuti di macchina, che inizia a piovere, e il silenzio cala prepotente sui due. Sguardi preoccupati all'orizzonte: nero. All'arrivo al campeggio, usciti nella macchina con la speranza di un segno che stia per spiovere, i due restano delusi. Soluzione: beviamoci una birra, tutto si risolverà. Esito: smette di piovere, carbonella accesa, salsicce e braciole a go go sulla griglia. A 300 secondi dall'ultimo morso all'ultima salsiccia ricomincia a piovere. Scappiamo nella tenda dal valore di 25$ comprata da Daniele (che per questa vacanza ha fatto quasi tutto, a differenza mia). La notte verrà giù parecchia, ma parecchia acqua. Eppure...i due restano asciutti. Morale della favola: la fortuna aiuta gli audaci. To be continued...

lunedì, settembre 08, 2008

Il grande cagnone

Sono sincero: sono stanco, dovrei studiare o lavorare, ma non ho voglia. A dire il vero non avrei voglia neanche di scrivere questo post, ma non avrò più tempo nei prossimi 10 giorni, anzi, e se non lo faccio ora non lo faccio più. Quindi...... Immaginando di tornare indietro di 10 giorni, immaginate un venerdì come un altro, in cui lavorate solo dalle 2 alle 2 50, ed avete appuntamento con chi vi porterà all'aereoporto alle 3 a casa vostra. Così, dopo settimane tra un pò di paura per una 3 giorni di vacanza prima degli esami, e la voglia di cogliere un'occasione che potrebbe non ripresentarsi presto, ecco che il fatidico giorno è arrivato. So quando parto e quando torno, so dove dormire la prima e l'ultima notte, ma il resto è abbastanza un'incognita. Arrivo all'aereoporto puntuale, mando un sms a Daniele per dirgli che è tutto regolare, e che ci vediamo a Phoenix, Arizona. Mi aspetta un viaggio senza sto di 5 ore e mezzo, non molte di meno rispetto a un viaggio da Londra alla costa est degli Stati Uniti. Non proprio dietro l'angolo come si vede da qua. Una volta arrivati a Phoenix prendiamo la macchina a noleggio, già prenotata da Daniele da tempo, e voliamo verso Red Lake, dove il mitico ostello che avete già visto in foto ci aspetta. Il viaggio fila via veloce, fino ad un incidente in autostrada che ci tiene in coda parecchio tempo. La stanchezza comincia a farsi sentire, e si vede anche dal fatto che superiamo l'ostello senza accorgercene, facendo circa 15 miglia in più (mi pare). Torniamo indietro, tra le bestemmie interiori di Daniele perchè non ho stampato la cartina, e i miei interrogativi su dove sarà questa ridente cittadina chiamata Red Lake. Finalmente la troviamo: la ridente cittadina è una stazione di benzina, con accanto delle camere. Avevo avvertito che saremmo arrivati tardi, e poichè il posto chiudeva alle 8, mi avevano detto di andare alla stanza 5, l'avremmo trovata aperta. Sulle prime non capivo sul come potessero lasciarla aperta, poi ho capito. Nel mezzo a nulla, grossi rischi di infiltrati non ce n'erano. Sulla porta, un cartello annuncia perentorio: "Murjai, your room is ready". E giustamente Daniele osserva: non c'era molto da preparare affinchè fosse "ready"... A questo punto ci assopiamo nel giro di qualche nano secondo, aiutati dal cheeseburger che ho mangiato prima di partire, e da quello che ho mangiato in autostrada. To be continued... ;-) ALCUNE FOTO: 1. All american food. Il mio viaggio inizia qui, cheeseburger all'aereoporto come da regolamento. Notare il voto: 95 - A :-) 2. La US Airways sta veramente raschiando il barile: niente da bere (l'acqua costa 2$! Supplemento sul primo bagaglio di 15$ e pubblicità sul porta vivande!) 3. La camera dell'ostello: a volte un'immagine è meglio di mille parole. Questo era il letto di Daniele

sabato, settembre 06, 2008

Tropical storm

Potrei raccontarci del gran canyon, ma poichè sono merda, non lo farò. Primo, perchè tra 3 minuti ricomincio a studiare, secondo perchè sono davvero una merda. Ma spero di riuscire a farlo quanto prima, diciamo entro domani sera, anche se sono incasinato parecchio. Ieri sembrava che fosse in arrivo una tempesta tropicale, rimasugli dell'uragano Hanna, che dalla florida hanno risalito le coste di Georgia, South e North Carolina. Devo ammettere che con una certa incoscienza era molto curioso di vedere cosa succedeva, anche perchè più o meno si sapeva che sarebbe stata una cosa tranquilla. Grande delusione, solo un pò di pioggia, neanche particolarmente cattiva. Niente fulmini, tuoni, vento. Le piogge torrenziali estive sono molto peggio. Pazienza. Intanto io proseguo nel mio studio matto, ma soprattutto disperato, nel senso che mi fa disperare perchè non ho voglia. Il primo esame sarà giovedì (mattina e pomeriggio), il martedì successivo l'ultimo (solo mattina). Non vedo l'ora di togliermeli. Per il resto sto cercando di essere il più efficente possibile, andando a letto presto, tipo 22 30, e alzandomi alle 6 30. Qualcuno non ci crederà, invece è davvero così, ed ormai sta diventando una routine, anche abbastanza piacevole devo dire. Per ora le cose filano regolari, perchè le classi che seguo non sono state particolarmente impegnative, ma test e composizioni da correggere nelle classi che insegno, e presentazioni in quelle che faccio da studente iniziano ad arrivare, e tenere un piede sulla staffa degli esami, e l'altro sulle altre 5000 cose non è facile. Per ora me la sto cavando bene, senza concedere molto allo stress (devo ammettere che sono stupito io stesso), vediamo quanto dura. Ecco la foto del Grand Canyon che tutti volevate vedere. L'ostello dove abbiamo dormito. Maestoso, n'èvvero? >

venerdì, agosto 22, 2008

Iuesei atto 2 e mezzo

Sono all'inizio del mio secondo anno e mezzo qua negli Stati Uniti, dopo 3 semestri passati qua, due traslochi e varie cose. Stento ancora a capire cosa ci sto a fare, ma questo è un discorso più ampio, complesso, e senza risposta. Sono arrivato domenica scorsa alle 17 15 in perfetto orario, nessun problema ai voli, nè ai bagagli. Colto dalla stanchezza di aver passato la notte precedente volutamente in bianco (sui voli ho dormito abbastanza), accusavo un pò di mal di testa, ma non per questo non mancavo di presentarmi al primo ritrovo sociale: pic nic con immancabili hot dog a bordo piscina. Purtroppo tempo inclemente, e mancato bagno. Salutare tutti gli amici dopo un estate è bello, specialmente prima del semestre, quando non si è stressati, ancora non si odia nessuno, e si ha voglia di vedersi e raccontarsi un pò (quasi mai troppo). Il giorno dopo sveglia inevitabile alle 7:00 (almeno non alle 6 come da rito post-volo transoceanico), e pseudo giornata universitaria, con giro al campus e poi in ufficio per sistemare le prime stronzate burocratiche, che rubano tanto di quel tempo da mettersi a piangere. Pomeriggio a casa a studiare, in attesa di quegli esami che presto arriveranno, e per i quali non sarò mai preparato abbastanza. Martedì stesso copione, mi sveglio pimpante ed energico, mi alzo presto, faccio colazione e mi metto a studiare prima della prima lezione dell 9 30, ma con un certo dolorino alla panza. Il resto è storia: tre giorni a letto con i peggiori sintomi che il corpo umano possa esprimere, vomito, diarrea e febbre alta (per fortuna non insieme ma divisi nei tre giorni). Oggi, dopo tre giorni di studio matto, disperato, solitario, e soprattutto palloso, dovrei tornare al mondo esterno dalla mia camera. Ore 2 pm: lezione di italiano.

domenica, luglio 13, 2008

Esempi di cultura contemporanea /1

Come avrete capito, mi sono appassionato a questa questione. Riporto un esempio straconosciuto, ma riascoltarlo fa bene, ci ricorda chi siamo, chi abbiamo attorno, ci spiega tante cose sulle ultime elezioni. Non è una questione di colore politico, principio base di qualunque democrazia, ma di dignità e decenza. Questo che vedrete è Luca Luciani, "Responsabile Domestic Mobile Services". Ci mancherebbe, sbagliamo tutti, ma ciò che dice e il titolo della sua carica all'interno di telecom italia sono specchi eloquenti di una società che si fa prendere per i fondelli da chi infioretta qualche citazione (spesso sbagliata, o comunque sempre presa per buona da chi ascolta) o qualche parolone d'inglese (il latinorum dei giorni nostri).

venerdì, luglio 11, 2008

Alcune riflessioni liberamente tratte dai "Quaderni dal carcere" di A. Gramsci

TESI: l'italia non ha una letteratura nazionale-popolare e in quanto popolare capace di arrivare agli strati più vasti della popolazione, di orientarli, educarli, formarli ad una determinata concezione "la tradizione è libresca e astratta. gli intellettuali sono lontani dal popolo, cioè dalla nazione, e sono invece legati ad una tradizione di casta, che non è mai stata rotta da un forte movimento politico popolare e nazionale dal basso. gli intellettuali non provengono dal popolo, nè si sentono legati ad esso (se non dalla retorica). Non ne sostengono nè ne sentono i bisogni, le aspirazioni, i sentimenti diffusi; nei confronti del popolo sono qualcosa di staccato. Ciò vale non solo per la narrativa, ma anche per la letteratura scientifica. I laici hanno fallito il loro compito storico di educatori ed elaboratori della intellettualità e della coscienza morale del popolo-nazione, non hanno saputo dare una soddisfazione alle esigenze intellettuali del popolo. Proprio per non aver saputo elaborare un moderno umanesimo capace di diffondersi fino agli strati più rozzi e incolti, come era necessario dal punto di vista nazionale". Prima con Pasolini, ora con Gramsci, ho la vaga sensazione che a distanza di 40/70 anni, non siano cambiate molte cose in Italia...

mercoledì, giugno 25, 2008

25 giugno 2008 - 24 giugno 1974. Cos'è la cultura di una nazione?

"Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell'intelligencija. Invece non è così. E non è neanche la cultura della classe dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è l'insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile - o, per dir meglio, visibile - nel vissuto e nell’esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per molti secoli, in Italia, queste culture sono stato distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi - quasi di colpo, in una specie di Avvento - distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere" Ci sono certi pazzi che guardano le facce della gente e il suo comportamento [...] Sanno che la cultura produce dei codici; che i codici producono il comportamento; che il comportamento è un linguaggio; e che in un momento storico in cui il linguaggio verbale è tutto convenzionale e sterilizzato (tecnicizzato) il linguaggio del comportamento (fisico e mimico) assume una decisiva importanza. Da P.P. Pasolini, Scritti corsari, Milano, Garzanti, 1990, pp. 45,47.

25 Giugno 2008 / 10 giugno 1974. Studio sulla rivoluzione antropologica in Italia

"L’Italia non è mai stata capace di esprimere una grande Destra. È questo probabilmente, il fatto determinante di tutta la sua storia recente. Ma non si tratta di una causa, bensì di un effetto. L’Italia non ha avuto una grande Destra perché non ha avuto una cultura capace di esprimerla. Essa ha potuto esprimere solo quella rozza, ridicola, feroce destra che è il fascismo. In tal senso il neo-fascismo parlamentare è la fedele continuazione del fascismo tradizionale. Senonché, nel frattempo, ogni forma di continuità storica si è spezzata. Lo “sviluppo”, pragmaticamente voluto dal Potere, si è istituito storicamente in una specie di epoché, che ha radicalmente “trasformato”, in pochi anni, il mondo italiano. Tale salto “qualitativo” riguarda dunque sia i fascisti che gli antifascisti: si tratta infatti del passaggio di una cultura, fatta di analfabetismo (il popolo) e di umanesimo cencioso (i ceti medi) da un’organizzazione culturale arcaica, all’organizzazione moderna della “cultura di massa”. La cosa, in realtà, è enorme: è un fenomeno, insisto, di “mutazione antropologica”. Soprattutto forse perché ciò ha mutato i caratteri necessari del Potere. La “cultura di massa”, per esempio, non può essere una cultura ecclesiastica, moralistica e patriottica: essa è infatti direttamente legata al consumo; che ha delle sue leggi interne e una sua autosufficienza ideologica, tali da creare automaticamente un Potere che non sa più che farsene di Chiesa, Patria, Famiglia e altre ubbìe affini". Da P.P. Pasolini, Scritti corsari, Milano, Garzanti, 1990, p. 41.

sabato, maggio 24, 2008

Di nuovo a casa

Eccoci di nuovo a casa. Ero partito il 7 gennaio, ed eccomi di nuovo qui. E' sempre bello tornare a casa, c'è poco da fare. L'anno scorso vivevo il mio primo rientro, tutt'altra emozione, eppure tornare è sempre dolce. E pensare che questo anno è volato via, e chi se lo sarebbe aspettato: certo, col senno di poi è sempre un'altra storia.
L'ultimo post risaliva a quando oramail il semestre era finito, i voti consegnati, i miei saggi pure. Avrei dovuto scrivere questo prima, visto che nei successivi 15 giorni sono successe un pò di cosette, ma come si dice in U.S, tough shit.
Ho traslocato nella mia nuova casa, un appartamento che condivido con John, un americano del texas che parla (oltre all'inglese) due lingue e mezzo, fa il musicista, beve birra in quantità industriale (mai vista una cosa così), e studia con passione. E' un pò pazzo, ma in un'accezione positiva del termine, ma sopratutto è di una pacatezza infinita e molto attento. Questi 15 giorni insieme siamo stati bene, io, lui, e Marilena.
Il trasloco è stato impressionantemente faticoso, un pò fregato dall'idea dell'anno scorso, mi sono reso conto cosa significa traslocare un bilocale, che in 9 mesi di esistenza riempi inesorabilmente di st****ate. Così come la messa in sesto della nuova stanza, visto che non ho buttato via poi molto, e per far entrare tutto ho dovuto giocare un pò a tetris, ma adesso sembra che più o meno ci siamo. Il nuovo appartamento è molto vicino all'università e alla via centrale di Chapel Hill, il che ovviamente non dispiace; è un pò più lontano dal fido supermercato biologico, ma non è 5 minuti in più o in meno non fanno una grande differenza. Ho un bagno tutto per me, anche se fuori dalla camera, un bel terrazzino sul retro, che dà sul parchetto interno. Ha lo svantaggio di essere al piano terra, ma essere a un metro dal verde ha il suo fascino, specialmente se c'è una piscina poco più in là...
Il 17 agosto si rientra, con stato d'animo inverso a quello attuale. Mi aspettano gli esami, un altro semestre di corsi, un semestre in cui dovrò scrivere e infine difendere il progetto di tesi. Questo è il minimo che mi aspetta prima di eventualmente rientrare in Italia, poi chissà, come sempre i piani sono fatti per essere devastati.
Intanto vi lascio il disegno del mio nuovo appartamento.

martedì, maggio 06, 2008

WEB 0.2, OVVERO QUANDO IL REGRESSO E’ (QUASI) MEGLIO DEL PROGRESSO

Ave, o popolo del web. Il popolo chiede rete – “dategli wireless”. Mai una baggianata del genere fu tanto a sproposito come in questo momento.

I corsi sono finiti, i saggi finali scritti e consegnati, gli esami dei miei studenti, dopo aver inesorabilmente schifato l’insegnante (tranne rari casi), corretti e consegnati, insieme ai registri.

Parallelamente a tutto ciò, siamo disconessi da internet dalla fine di aprile, perché il provider del complesso in cui viviamo e la compagnia che gestisce il complesso hanno deciso di interrompere il contratto che li legava, senza rinnovarne un altro con un altro provider. Ergo, nel momento di maggiore libertà, sono senza connessione. Era già successo un paio di settimane fa, e devo dire che non è per niente comodo mentre si lavora, per più motivi. Le informazioni che si possono ottenere col collegamento sono oramai infinite: articoli online, banali ricerche con google, ed altro. Adesso, invece, che non ho molto da fare, devo dire che la cosa mi aiuta a riscoprire spazi che oramai avevo perso. Non ho potuto cedere alla tentazione tempo libero + internet = tempo perso, perché a volte internet ti riempie gli spazi vuoti senza neanche che tu te ne accorga. Solo a volte, per fortuna, ma capita. Penso sia la prima volta che sono qua con un po’ di tempo a disposizione, di solito arrivo all’ultimo momento prima dei corsi, e riparto per l’Italia il prima possibile, quindi i tempi “morti” a Chapel Hell sono praticamente inesistenti. Devo dire che la cosa mi fa piacere: posso fare cose che non ho mai fatto nella città, ma anche godermi piccoli piaceri casalinghi che durante il semestre non ho potuto fare, o che ho dovuto fare con lo stress che poi c’erano altre cose da fare. Insomma, è un momento piacevole, di vacanza. Ne approfitto per leggiucchiare senza impegno, un po’ per piacere un po’ per gli impegni che mi attendono il prossimo anno (e per fortuna a volte le due cose coincidono). A settembre mi attendono degli esami scritti, a maggio 2009, nella migliore (e unica) delle ipotesi, la difesa del progetto della tesi di dottorato. A quel punto la mia strada si potrebbe dividere da quella che porta in Carolina del nord, ma ancora è presto per dirlo; l’importante è preparare il cammino, poi le scelte si fanno al bivio.

Intanto il sabato che viene (10 maggio) faccio il terzo trasloco nel giro di 15 mesi, e vado ad abitare in una casa molto vicina al campus, dove avrò una stanza singola, in un appartamento condiviso con un ragazzo americano. In questo senso, i miei progetti di migliorare brutalmente l’inglese proseguono, almeno sulla carta. Da sabato avrò di nuovo la connessione a internet, e allora ripiomberò nel tunnel, intanto mi “godo” la scomodità di dover andare una volta al giorno a scaricare la posta al supermercato fricchetto-biologico vicino casa.

Nel frattempo però cambiano anche i compagni di viaggio acquisiti, gente che parte, e che si sposta in altre zone d’america, in altre università, gente che forse torna a casa, forse no, in attesa di una risposta. Eppure, con un po’ di tristezza mi rendo conto che chi resta non è più lo stesso di un anno fa, quando sono arrivato e mi sono lasciato entusiasmare dalla situazione che avevo trovato, aperta, curiosa, interessata a chi sei e cosa fai, a conoscere persone nuove. Ma sono veramente le persone che cambiano? Forse. O forse, più semplicemente, sono io che esco dal guscio acritico di chi arriva in un nuovo posto, piano piano apre gli occhi, e acquisisce un po’ più consapevolezza di chi sono veramente le persone che ha accanto, che forse si erano mostrate in maniera diversa, o che forse ero io ad aver voluto vedere in maniera diversa, o tutte e due. Non ho mai perso la consapevolezza che gli amici, gli affetti, quelli veri, fossero un’altra cosa, ma per un momento forse mi sono illuso che se ne possono trovare altri, con una certa facilità. Che può capitare, perché si è fortunati, si trova la persona giusta al momento giusto e basta: le cose non devono essere per forza complicate e strutturate. Forse è possibile. Ma adesso ho, con ancora più violenza, la consapevolezza che gli amici, gli affetti, quelli che ti legano per quello che sei, per quello che sono, per i valori che si condividono.

martedì, aprile 29, 2008

Anche Gianni c'è. Adesso ci siamo proprio tutti

Letto il titolo, possiamo soavemente scivolare su argomenti di ben altra fattura, non ilari, ma neanche tragici per fortuna.
Qua sono le 22:50, la fortunella di Marilena è riuscita a strappare un biglietto per andare ad ascoltare Obama che parla nella ridente Chapel Hill, mentre io sono rimasto a casa a studiare. C'ho un sonno della Madonna, domani mi attende un esame che in teoria non dovrebbe essere difficile, ma non si sa mai. Intanto ho quasi finito uno dei due saggi finali che devo scrivere per la fine dei corsi: un altro esame finale, da consegnare domani lo avevo già finito.
Praticamente di qui a una settimana sarà tutta una serie di scadenze. Domani, esame scritto a casa più esame in classe. Giovedì saggio finale su Perelà ed esame scritto dei miei studenti. Lunedì 5 saggio finale della classe di cinema + registro dei voti della mia classe.
I miei studenti mi hanno dato una specie di biglietto di auguri di fine corso per ringraziarmi e salutarmi. Corruzione o no, inconscia o meno, mi ha fatto molto piacere. E così un anno è passato, mi sembra incredibile. In questo anno sono cambiate tante cose, tanti punti di vista, tante impressioni, e già so che ricambieranno di nuovo. Ho imparato tante cose, dentro e fuori dall'accademia, ma come si sa gli esami non finiscono mai. Gli amici della prima ora si sono rivelati per quelli che erano veramente (Amici, per carità: ma...). Idem per molto altro. Insomma, quando con l'unghia si gratta la superficie a volte ci si accorge che non è come ci si aspettava. Una verità lapalissiana, d'accordo, ma tra dirlo e viverlo è un pò diverso. Insomma...sono partito a Maggio 2007 entusiasta, riparto con un diverso stato d'animo. Non deluso, assolutamente, ma un pò più consapevole di come vanno, forse, certe cose. Sono un pò sibillino, mi rendo conto, ma l'ora è tarda, la stanchezza abbastanza, e cala la palpebra (finale poetico).
Magari mi ci rifermerò sopra. E intanto un nuovo trasloco si avvicina.
E adesso finale inutile: Ma perchè negli Stati Uniti, paese all'avanguardia sotto i molteplici punti di vista, l'estetica degli interruttori è rimasta agli anni '50? Non ci crederete, ma un interruttore come questo è praticamente universale, presente nella stragrande maggioranza delle case viste fino ad ora. Quelli che ho visto di forma diversa li conto con le dita di una mano. Boh. Dilemmi americani.

martedì, aprile 15, 2008

Silvio c'è: e Dio?

Oggi è una giornata triste. E' iniziata triste quando stamani alle 10 ho iniziato a vedere gli exit polls, come sia finita non c'è neanche bisogno che lo dica. Giorni fa gli studenti mi chiedevano se in Italia usiamo molto youtube, e se i politici lo usano. Avrei voluto ridergli in faccia, amaramente. Mi sono limitato a ridere dentro di me, pur sempre con amarezza. Gli americani hanno i loro difetti, ma anche i loro pregi. In giornate come queste, mi viene da pensare che noi italiani, invece, abbiamo solo difetti. Lo dico irrazionalmente, ingiustificatamente, emotivamente, e non mi interessa molto. Non è questione di colore politico, o di idee, questo è il sale della democrazia. E' una questione di stile. E per chi ha la memoria corta, chi non ricorda le figure di merda fatte in passato (giusto quelle che mi vengono al volo: la società occidentale è superiore a quella islamica, un parlamentare tedesco definito un kapò, il "filosofo" Buttiglione (UDC) rifiutato come commissario europeo...) basta ricordare quelle recenti di neanche due settimane. Come si fa a votare chi ha minacciato l'uso dei fucili se non venivano cambiate le schede elettorali? Come si fa a votare chi ha definito Mangano un eroe, un santo? Chi sbaglia paga, ed è giusto che paghi (e mi riferisco alla sinistra). Ma agli italiani cosa devono fare per fargli capire chi stanno realmente votando? E' necessaria un'altra dittatura? Almeno dopo la guerra civile staremmo tranquilli per 15 anni, primo che il ciclo ricominci...

venerdì, aprile 11, 2008

Sugo alle melanzane

Vorrei iniziare ricordando che la Fiorentina ha vinto 2-0 in Olanda contro il PSV. Non sono mai entrato troppo nell'ottica di scrivere molto sul blog, sarà forse per lo stesso motivo per cui quando in classe c'è la famosa "discussion", e gli studenti si mettono in coda con la mano alzata per dire le loro verità sul mondo (non importa quale...), me ne resto solitamente in silenzio. Me ne rendo conto ora, che piuttosto che scrivere io, tendo a leggere gli altri, facendo il giro quasi quotidiano dei blog che mi piacciono di più. Venendo a me...giusto per aggiornarvi un pò. Non ho ancora cambiato il biglietto per maggio, ma ci sono ottime probabilità che torni a Firenze il 22. Lunedì P.V ho da consegnare un saggio corretto, uno nuovo di pacca, e presentare un film in classe. Il tutto per la stessa lezione, che è un modo carino per sottolineare la genialità didattica di questa donna. Dopodichè mi attenderanno altri due esami, uno in classe e uno a casa, e un altro saggio finale. Insomma, il solito tran tran di fine semestre, al quale mi sto quasi abituando. Il vero spartiacque sarà lunedì, ma nonostante gli impegni devo dire che sono abbastanza tranquillo e rilassato, sicuramente niente a confronto di marzo. Finito il semestre, approsimativamente intorno al 5-6 maggio, inizierò a pensare al trasloco, che penso faremo intorno a Maggio. Ma di questo ci sarà tempo di riparlarne...